Ho una discreta età, che non è (sigh!), quella che millanta Charlie, purtroppo…
Ho studiato tutta la vita, mi sono laureata con voti piuttosto soddisfacenti e sono capitata nella Città dell’Acciaio un po’ per caso e un po’ per questione di principio, ma, direbbe Monsiuer Moustache, questa è un’altra storia.
Insomma, non sono la figlia naturale di Einstein e Marie Curie, ma non sono nemmeno completamente scema. Forse un po’ sciroccata, quello può essere.
E poi ieri lei, Radio Londra, ad un mio legittimo quesito, risponde: “Si, beh, hai ragione, ma e’ un concetto un po’ difficile da comprendere per TE, però provo ugualmente…”
Ora, ho fatto della dietrologia. Perché mi sono beccata una riflessione così sensibile e piena di tatto?
Perché, gentili ascoltatori, una volta ho espresso pubblicamente le mie perplessità sul mondo dei numeri, e questo e’ bastato a farmi diventare una che non sa le tabelline.
Così ho iniziato a riflettere, come fa Dubium quando spolvera le matite…
Sono spacciata, mi hanno incasellato. Qualsiasi cosa io possa dire, fare o pensare, poco importa, perché troppe volte le persone si aspettano comportamenti o reazioni in linea non con quello che sono o che voglio esprimere ma con il ruolo che hanno deciso di darmi all’interno della loro vita…
E ho pensato anche a “Spingendo la notte più in là”, di Mario Calabresi, una vicenda nella quale questo concetto è stato esasperato in maniera allucinante, disumana.
Non ho ancora deciso se andrò a votare o meno, ma certo la lettura di cui sopra non ha agevolato la mia decisione.
Sfortunatamente alla mia povera patria sono sempre mancati il coraggio e l’impegno sociale e civile.