La festa di Natale Dicembre 23, 2008
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Ieri sera, Christmas party aziendale. Io, che voglio sempre fare la superiore, sono partita convinta che non me ne fregasse di meno della mia mise. Poi pero’, mezz’ora prima di uscire, ho quasi disfatto l’armadio ikea a forza di grufolarci perche’ la dolcevita nera col golfino mi faceva sentire una garampana, sebbene abbinata alla gonna di seta. Cosi’ ho infilato la maglietta estiva argentata sbarlusc e le scarpe col tacco, le calzature buone per intenderci, quelle che tiro fuori una volta ogni lustro perche’ ho paura di ammazzarmi o di prendere tutti i tombini. La Petro con la piastra ha domato un mio ciuffo ribelle. Sentivo l’acciao rovente pericolosamente vicino all’orecchio. Che paura.
Ho pregato Ognissanti perche’ ovunque fossimo ci fosse caldo, altrimenti sarei stramazzata al suolo e poi con Petronilla ci siamo avviate taccheggiando verso il luogo di ritrovo. Per la prima e penso ultima volta nella mia vita ho ringraziato il cielo che ci fosse poco da mangiare. Eran tre giorni che stavo all’ingrasso, stavo per cader vittima di una epatoesplosione.
Dopo un’ora e mezza di soliti vacui discorsi dirigenziali (uno dei boss ha detto che il valore dell’azienda sono le risorse umane, mi son vista mentre mi alzavo brandendo la scarpa in rotta verso il palco, chiedendo a gran voce l’assunzione visto che io valgo) in cui ho scavato l’interno del panino di modo che l’esterno sembrasse integro (vicino al mio tavolo c’era la telecamera, non volevo si accorgessero che mangiavo durante quel momento solenne) e’ cominciata la cena. Non ho sporcato nessuno (il mio vicino era molto felice, una volta l’avevo inondato di caffe’ alle macchinette) e non mi sono lamentata di cio’ che ci e’ stato servito. Ah gia’… C’e pure stato il discorso in diretta telefonica di 40 minuti del piu’ grande capo, assente per malattia. Io ho avanzato l’ipotesi che fosse la sua badante filippina a parlare, non si capiva una parola, l’audio era pessimo e secondo me piu’ di uno e’ svenuto nell’attesa snervante di cibo.
Vabbe’, finita la cena mi aspettavo che la serata subisse una sterzata con un momento di brillante intrattenimento. Invece c’era un’opaca musica da discoteca da una parte o un gruppo un po’ cosi’ nella sala della cena. Alla festa ha partecipato anche una mia collega pazza, che la settimana scorsa mi aveva detto che dovevo assolutamente presentarmi in vestito da sera, ma non avevo letto l’invito? E poi bastava andare all’Oviesse che qualcosa avrei trovato di sicuro, non serviva mica spendere un patrimonio. E poi, l’accessorio e’ tutto e spesso salva tutto il vestito. Mi aveva stordito con un’ora di discorsi al limite della sopportazione. Spero non ci credesse davvero. Comunque, la regina delle sfilate aveva un abito brutto come pochi. Come Rossella O’Hara, doveva aver usato dei tessuti da arredamento per far colpo, precisamente la tela del divano. Tutt’unarabesconeroeoro da paura!
Bene, ora che ho mandato fuori tutta l’acidita’ prenatalizia che avevo in corpo (altro che Littizzetto), vi rinnovo gli auguri di Buone Feste. Sperem!!!!
Fröhliche Weihnachten anche da parte mia!! Dicembre 23, 2008
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Merry Christmas to everybody!!! Dicembre 23, 2008
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Penso sia l’immagine piu’ bella che potessi trovare. Il bimbo addobbato di una mia amica. Auguri a tutti!!!!
Viaggiatrice amica Dicembre 22, 2008
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Gentili ascoltatori,
un consiglio spassionato per voi.
Se gia’ non l’avete in casa, affittate, comprate, rapite una creatura tra i 6 e i 19 anni, in modo tale da sapere per tempo quando iniziano le vacanze scolastiche, ed evitare di aspettare un pullman che non arrivera’ mai.
Se credete, potete anche provare a farvi amico un autista del suddetto torpedone, tuttavia la mia esperienza mi ha insegnato che e’ assolutamente inutile, poiche’ il ragazzotto, nel mio caso, ha tenuto gelosamente in serbo il segreto, col risultato che io stamane ho perso due dita del piede destro per congelamento mentre assaporavo l’alba alla fermata…
Lo dico con le parole di Nick Kershaw… Dicembre 18, 2008
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I got it bad
you don’t know how bad I got it
you got it easy
you don’t know when you got it good
it’s getting harder
just keeping life and soul together
I’m sick of fighting
even though I know I should
the cold is biting through each and every nerve and fibre
my broken spirit is frozen to the core
don’t wanna be here no more
wouldn’t it be good to be in your shoes
even if it was for just one day
and wouldn’t it be good if we could wish ourselves away
wouldn’t it be good to be on your side
the grass is always greener over there
wouldn’t it be good if we could live without a care
you must be joking
you don’t know a thing about it
you’ve got no problem
I’d stay right there if it were you
I got it harder
you couldn’t dream how hard it got it
stay out of my shoes
If you know what’s good for you
the heat is stifling burning me up from the inside
the sweat is coming through each and every pore
don’t wanna be here no more
wouldn’t it be good to be in your shoes
even if it was just for one day
and wouldn’t it be good if we could wish ourselves away
wouldn’t it be good to be on your side
the grass is always greener over there
and wouldn’t it be good if we could live without a care…
Breve incontro Dicembre 15, 2008
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Le nostre strade si sono incrociate per puro caso, il destino, il fato ha voluto accadesse.
Io ti guardo, dritto negli occhi, voglio capire cosa pensi, quali sono le tue vere intenzioni.
Tu fai altrettanto, mi osservi, sul tuo volto appare l’ombra di un sorriso, ammicchi e mi fai un lieve cenno con il capo.
No, no, no, straniero. Devo dirtelo, non e’ cosi’ che funziona. Non e’ sufficiente.
Non mi stai facendo un favore a rallentare e a non investirmi se attraverso sulle strisce pedonali…
Io vi ho avvisati… Dicembre 12, 2008
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Ariete (21 marzo – 19 aprile)
È ora di dare una festa per tutte le persone che sei stato e per tutti i sé che vivono dentro di te.
Invita l’adolescente che ribolliva di potenzialità frustrate e il bambino di quattro anni che pensava solo ai giochi. Chiama anche il tuo io lamentoso ma pieno di speranze, che dall’ombra ti sfida a chiedere di più, e l’eroe coraggioso che a volte si lancia in imprese apparentemente impossibili inseguendo la felicità.
E non dimenticare le personalità che hanno contribuito a fare di te quello che sei.
Festeggia la tua diversità interiore. Stupisciti di quanto sei bravo a cambiare.
Altro giro Dicembre 10, 2008
Posted by Petronilla in Uncategorized.add a comment
Giornate dai risvolti inaspettati.
Un film inaspettato, ma decisamente interessante ed istruttivo.
Domande inaspettate e conclusioni inaspettate.
Mi correggo, niente conclusioni. Al solito.
Progetto nuovo, ma con diversi amici ritrovati.
Inglese parlato da inglesi. I missed it so much.
Pranzi in trattoria. E risate:
“Bello Riccardo il maglione che indossi!…c’e’ anche da uomo?”
Non credevo mi mancasse cosi’ tanto la Task Force.
Mi piace la gente, il casino, le riunioni improvvisate su una mattonella,
le battute e le discussioni a mezz’aria.
Evidentemente soffro di dualismo.
Misantropia iniziale contro animo socio-mondano- professionale…
Zibaldone/3 Dicembre 4, 2008
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- Ho scoperto che la mia mente ragiona a compartimenti stagni
- Ho scoperto che mi piace un sacco mangiare l’insalata con le mani
- Ho scoperto che posso essere ancora molto fiera della mia “percentuale milanese” grazie al gran rifiuto di Elio e le Storie Tese di ricevere l’Ambrogino per via dell’atteggiamento dell’amministrazione comunale nei confronti di Saviano e di Enzo Biagi.
- Ho scoperto che i raggi ultravioletti possono farti recuperare il buonumore.
- Ho scoperto che ci sono dettagli del mio viso, che io considero irrilevanti, che sono giudicati da altri come segni che mi rendono unica, come i tratti che nelle storie antiche permettevano di riconoscere l’eroina perduta tempo addietro. E per un momento ho amato molto il ruolo di principessa.
- Ho scoperto che ogni paese broccola a modo suo. Un giovane collega indiano ha tentato di tacchinarmi in ascensore chiedendomi con voce suadente a quale dipartimento appartenessi. Non sapevo si potesse marpionare a settori…
Se vuoi essere felice, sii felice Dicembre 2, 2008
Posted by Dubium in Uncategorized.11 comments
Vi siete mai chiesti cosa sia la felicità? Naturalmente è una domanda cretina. La nostra esistenza gira attorno a questo. Il punto, ovviamente, è come raggiungerla e farla durare. Ultimamente mi arrovello il cervello, direi che forse mi tormento, girando attorno alla questione: ma è davvero possibile? Voglio dire: prendiamo l’uomo medio di oggi: medio stipendio, media cultura, età adulta, cresciuto in una famiglia non troppo problematica, fermo stando che la famiglia Kinder non esiste e un po’ di paturnie i genitori le hanno fatte venire a tutti. Tendo quindi ad escludere chi si trova in grosse difficoltà e non ha tempo come me di trifolarsi gli ammennicoli con tali questioni. Insomma, una persona che con un minimo di senso critico e con medie possibilità si barcamena in questa esistenza e in questa società, la quale come ben sappiamo non è proprio fondata sulla felicità, ma sulla perenne ricerca di (in) soddisfazione di bisogni inesistenti. Ma siccome c’è il senso critico, il nostro uomo si è già reso conto che con la dispensa e l’armadio pieni, ancora una puntina di bruciore di stomaco permane, quindi va rivolgendosi altrove. Probabilmente chi scrive ha una capacità non comune di farsi problemi e ricamare difficoltà, se a un certo punto vi rompete, sbuffate, anzi, bramite pure come un purosangue e cambiate blog, io capirò.
Io mi chiedo un sacco, ma un sacco di volte: è possibile raggiungere una sorta di… superiorità (nel senso di soprassedere, andare oltre i quotidiani affanni) che ci consenta di essere sereni e, salvo pesanti sciagure, dare un senso e una direzione al nostro andare? Io fino ad ora non sono riuscita.
Ho cercato di impormi di mettere da parte le lamentele cosmiche attribuendo colpe a cause esterne da me: colleghi, traumi infantili, lavoro poco gratificante e ripetitivo, sfiga, vaccinazioni andate a male, limiti intellettivi, letargismo eccetera… E mi son detta, guardandomi allo specchio: ma tu, che cazzo vuoi dalla vita? Lo specchio per la tensione ha ceduto, and the answer is blowing in the wind.
Lo sapete come mi sento? Come una che alla prima di uno spettacolo in cui è la protagonista, continua a stare dietro al sipario chiuso e non ha il coraggio di uscire. Non è che non ricorda la parte, e neanche che non ha fatto le prove. Semplicemente… non sa. Ma il pubblico non rimarrà in sala in eterno, prima o poi bisogna fare la prima mossa. Avete mai visto camminare dei bradipi? Prima di fare un passo muovono la zampa avanti e indietro dieci volte, sembrano autistici. Ecco, a me mi stan sulle balle.
Avverto come un senso di pesantezza. La mia paura più grande è quella di trascorrere una vita tiepida e insipida, come la minestrina dell’ospedale, la polenta precotta Valsugana e i quattro salti in padella. Vorrei invece una vita come il culo del Cornetto, i casoncelli col burro fuso e la salvia e lo stinco di maiale dell’Alto Adige. Non so se ho reso l’idea.
Come si fa? Come si fa senza inciampare troppo spesso a coltivare le amicizie, tenere vive le passioni, catafottersene di chi ci vuole male, insomma, non farsi inquinare la vita dalle cazzate e tenere dritto il timone verso la meta e continuare a crederci, nonostante tutto? Penso che la felicità sia un progetto. Un progetto che unisca la nostra vena più intima, ossia quello per cui siamo portati veramente, una certa dose di ottimismo e tanta, tanta tenacia. La paura, poi, fa parte del gioco.
In bocca al lupo a tutti.