Sento che di nuovo la vita bussa alla mia porta e mi chiede il conto di questi giorni, forse un poco persi. Mi prende alla gola, quando alla sera sto per addormentarmi. A volte la poesia mi coglie di sorpresa, nella curva di un corpo o nell’occhio lucente che fa capolino da un nido. Ma non mi basta. Quasi che l’aria che passa a filo nella trachea, come assottigliata, fosse sintomo di tutto quello che mi sta stretto.
Questa Italia mi annoia, povera di senso sociale come non mai, si accanisce su chi non ha colpe e si appassiona solo dei matrimoni dei vip, di chi le colpe le ha lavate col lusso, sorda e cieca alla vera truffa compiuta ai suoi danni. Siamo poveri ma menefreghisti, guidati da un governo malavitoso che fa leva su una presunta insicurezza sociale, solo uno schermo che nasconde problemi di gran lunga peggiori. Ma non e’evidente? Non sono retorica? Forse no, altrimenti saremmo in piazza, tutti insieme.
Certe volte andrei via, giusto per sentire che aria tira fuori dallo Stivale.
Mi sento ottenebrata dal mio vivacchiare. Mi sento una precaria della vita. Forse sono solo succube delle mie eterne indecisioni, in attesa di un occasione che non ho il coraggio di crearmi da sola. Non so bene che succede, fuori e dentro di me. Certe volte non sento piu’ il suono. Come dire, il dolce rumore della vita. Devo solo tendere l’orecchio?
E’ come se mi fossi svuotata tutta insieme, mi fosse scivolato fuori il midollo, il succo, la sostanza. Lo so, e’ un lamento gia’ sentito, non vogliatemene. Vado, devo ricominciare a cercare la Red Bull dell’anima mia.